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Industria 0.4

Esisteva qualche anno fa una categoria antropologica molto divertente, quella dell’alto funzionario ministeriale tutto penna e calamaio, una specializzazione in diritto amministrativo nel cassetto, che andava in visita allo SMAU e tornava a Roma raccontando ai nipotini quante meraviglie tecnologiche avesse visto lassù al Nord. Ecco, il genere letterario della versione 2.0 del documento Internet of Things e Manufacturing 4.0 che è in discussione in questi giorni a Palazzo Chigi ricorda irrimediabilmente quella figura del passato.

Una sequenza di tecnologie ed applicazioni che enumerate dieci anni fa avrebbe avuto il senso della visione strategica ma di cui oggi si può solo sorridere con rassegnata condiscendenza. Rimarchevoli in questo senso i paragrafetti sul “cyberagente immobiliare” e “luci e tende che si regolano con un click”.

Ma naturalmente si tratta di una bozza che non è giusto giudicare con troppa severità, perché è evidente che tra oggi ed il giorno in cui il Presidente Matteo Renzi presenterà la sua visione di Industria 4.0 a Venaria, il documento prenderà ben altro spessore. In particolare nelle raccomandazioni, che a oggi sono poco più che buon senso in forma divulgativa.

Come interpretare per esempio, il pacchetto dal titolo “Un nuovo piano di formazione”? Vi si enumerano alla rinfusa presunti skill necessari, senza nessuna connessione con i contenuti della riforma portata avanti dallo stesso Governo in questi mesi e neppure un’intuizione rilevante sugli scenari futuri.

Come interpretare l’assenza di qualunque idea concreta di innovazione della committenza pubblica nella direzione del recepimento delle direttive europee sul procurement innovativo e precommerciale? o nella direzione di una maggiore negozialità negli appalti e di principi di neutralità tecnologica nell’approvvigionamento dell’innovazione? o ancora nella direzione di federare la domanda di tecnologia delle pubbliche amministrazioni e molto altro ancora?

Potrà il documento che il Presidente Renzi presenterà a Venaria dimenticare qualsiasi riferimento alla strategia portata avanti dal Commissario Oettinger e alle opportunità ad essa connesse?

E soprattutto, in un campo dove è la base di conoscenza a fare la differenza, non è serio non mettere al centro del ragionamento quanto ogni giorno l’IIT, il CNR, i Politecnici e grandi pezzi dell’Università e dell’industria italiana quotidianamente fanno, riducendo la visione strategica a una vuota invocazione sull’importanza della ricerca per lo sviluppo e proponendo l’istituzione dell’ennesimo inutile polo tecnologico, come se non bastassero le centinaia e centinaia sparse in tutta Italia.

Insomma è evidente che il documento che prenderà forma nella prossime settimane e che verrà presentato a Venaria non potrà che essere molto diverso da quello che circola in questi giorni. Dovrà contenere, ad esempio, roadmap tecnologiche precise, agende di ricerca e formazione condivise e legittimate attraverso il confronto con i principali stakeholders e non legittimate dal vissuto biografico di chi ha la ventura di trovarsi con la penna in mano. Ma soprattutto, un documento di visione dovrà contenere scenari di vero futuro e non tratti dall’ultimo articolo di Wired. Magari non trascurando quanto in questi anni si è già pazientemente cominciato a fare.